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Un Pierino in classe

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Ottobre 2012 12:56 Scritto da Prof. Daniele Fedeli, Università di Udine Domenica 20 Marzo 2011 11:21

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Ho bisogno di aiuto - disturbi della condotta

Il Quesito

Sono una insegnante di terza classe della primaria e ho nella mia classe un bambino di 8 anni, M., certificato come allievo ipercinetico. Dalla documentazione in possesso della scuola e da alcuni colloqui con gli insegnanti precedenti, ho potuto apprendere una serie di informazioni.

In particolare, M. sembra avere un livello intellettivo nella norma (il QI riportato nella Diagnosi Funzionale depositata a scuola è di 106, con una differenza non significativa a favore del QI Verbale). Inoltre, ho visto che gli sono stati somministrati alcuni test neuropsicologici, dai quali risulta il comportamento impulsivo e una certa rigidità cognitiva. Sempre nella D.F. viene riportato che il bambino non ha problemi a livello linguistico, sul piano ricettivo ed espressivo, nella comprensione e nella memoria a lungo termine. Viceversa, avrebbe delle difficoltà nella memoria di lavoro, nell’integrazione visuo-motoria, nella discriminazione visiva e nella capacità di sequenzializzazione visuo-spaziale. Nella D.F. vengono fatti anche alcuni cenni al comportamento e allo stato emotivo di M. In specifico, si parla di una marcata variabilità emotiva, con alternanza di scoppi di rabbia e di stati depressivi. Oltre a queste informazioni, nel corso di quest’anno ho potuto aggiungere altre mie osservazioni personali. In estrema sintesi, mi sembra che le principali difficoltà di M. siano le seguenti:

 

1.non termina praticamente mai i compiti. Ho provato anche a concedergli più tempo, senza alcun risultato;
2.non riesce a prestare attenzione alle mie parole o alle attività scolastiche per un tempo sufficientemente lungo, a meno che io oppure l’insegnante di sostegno non gli stiamo accanto e richiamiamo costantemente la sua attenzione sui passi da svolgere;
3.qualsiasi rumore o stimolo esterno alla classe lo distrae da quello che sta facendo;
4.non ha grosse difficoltà di lettura, ma presenta problemi nella scrittura. In particolare, ha un segno grafico poco chiaro e tende a scrivere al contario alcune lettere;
5.è completamente disorganizzato nei compiti e in qualsiasi altra attività. Il suo banco si riempie spesso di cose inutili. Inoltre, dimentica continuamente a casa libri e quaderni;
6.infine, incontra problemi anche nel fare amicizie con i compagni di classe. Non è aggressivo, ma spesso perde il controllo e dà luogo a scoppi di collera. Gli altri bambini preferiscono non coinvolgerlo nei loro giochi, perché dicono che non sta alle regole.
Confrontando le mie osservazioni del bambino con quanto ho appreso dalla D.F. mi sorgono alcuni dubbi. In primo luogo, pensavo che un bambino ipercinetico fosse molto iperattivo e non fosse assolutamente in grado di porre attenzione. Invece, M. è agitato solo in alcune occasioni e anche la sua attenzione non è del tutto assente, soprattutto nelle prime ore di scuola. Resto invece molto più preplessa rispetto all’incapacità di M. di rispettare un ordine o di seguire le istruzioni su come si svolge un compito. Sembra ascoltare e comprendere, ma poi non fa mai ciò che gli viene richiesto. Eppure, non sembra opporsi volontariamente all’insegnante. Non avrà forse problemi di linguaggio, per cui non comprende realmente ciò che gli viene detto?

Il mio problema adesso è duplice. Da un lato, vorrei capire se veramente M. è ipercinetico. Dall’altro, vorrei sapere quali strategie posso utilizzare per aiutarlo in ambito scolastico,
dove sta cominciando ad accumulare ritardi in differenti materie e dove ha anche problemi di rapporto con gli altri bambini.

 


 

La risposta

 

Inquadramento del caso

M. è stato certificato con disturbo ipercinetico in base all’ICD-10. Si tratta di una sindrome caratterizzata da tre problemi principali: la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività. Corrisponde al Disturbo da Deficit d’Attenzione/Iperattività (DDAI) presente nel DSM-IV. L’insegnante di M. pone fondamentalmente due interrogativi.

1.Il bambino può essere considerato veramente ipercinetico, visto che i sintomi di disattenzione e di iperattività non sembrano costituire i problemi principali?
2.Come possiamo aiutare il bambino nel suo percorso di apprendimento e nell’interazione coi compagni di classe?
Partiamo dalla prima domanda. Ovviamente, non è questa la sede per fare o confutare una diagnosi. Semplicemente, il caso descritto ci offre la possibilità di compiere alcune riflessioni. I dubbi dell’insegnante sono quelli di molti adulti che interagiscono con un bambino certificato come iperattivo. In altri termini, i bambini DDAI sono caratterizzati da un’elevata variabilità comportamentale: in alcuni momenti sembrano essere attenti, poi improvvisamente diventano distratti. Oppure, sembrano dedicarsi tranquillamente a un videogioco e poi diventano iperattivi e incontrollabili nel momento in cui devono fare i compiti scolastici. Queste manifestazioni hanno indotto alcuni insegnanti nel passato a
ritenere che i bambini DDAI fossero sostanzialmente allievi pigri e poco motivati. In fondo sarebbe bastato un po’ più di impegno per terminare i compiti al pari dei compagni
di classe.

In realtà, il disturbo DDAI non è tanto caratterizzato dall’assenza completa di attenzione, quanto dall’incapacità del bambino di guidare la sua attenzione sul compito rilevante
al momento per un lasso di tempo sufficientemente lungo. In particolare, questi bambini riescono a mantenersi concentrati soprattutto nelle fasi iniziali di un compito nuovo. Però, basta che passino alcuni minuti e l’attività diventi ripetitiva e allora la distrazione torna immediatamente. Non a caso, anche l’insegnante di M. fa notare che il suo allievo riesce meglio nelle prime ore della mattinata; in maniera simile, gli allievi DDAI iniziano spesso l’anno scolastico con un rendimento nella media, che poi però tende a peggiorare col passare dei mesi. Per questi motivi, il fatto che M. riesca a rimanere talvolta attento a un compito, soprattutto se molto motivante o in presenza degli stimoli continui forniti dall’adulto, non è assolutamente in contraddizione con la diagnosi di iperattività/disattenzione.

Anche il comportamento iperattivo non è necessariamente costante in tutte le situazioni. In contesti nuovi e stimolanti, il bambino riesce a controllarsi maggiormente. Si tratta
di un’evenienza ben conosciuta dagli specialisti del settore che svolgono la prima visita col bambino. Quest’ultimo infatti, in un ambiente per lui nuovo e in presenza di un estraneo,
può non manifestare alcun comportamento agitato. I sintomi di iperattività, invece, tornano implacabilmente in situazioni ripetitive e noiose, come purtroppo avviene talvolta in ambito scolastico.

La D.F. di M. riporta inoltre un livello intellettivo nella norma. Si tratta anche in questo caso di un dato del tutto prevedibile. I bambini iperattivi hanno uno sviluppo intellettivo
normale, tranne alcuni casi dove sono prevalenti e particolarmente gravi i deficit attentivi.

 


Le caratteristiche principali del disturbo ipercinetico


Vediamo allora brevemente quali sono le principali aree problematiche nello sviluppo di un bambino iperattivo e confrontiamole con la situazione di M. In questo modo, saranno allora molto più chiare anche le indicazioni educative che discuteremo più avanti.

1.In primo luogo, il bambino iperattivo ha difficoltà d’inibizione comportamentale. In altri termini, non controlla tutti quegli stimoli e quei comportamenti irrilevanti rispetto al compito che sta svolgendo. Ad esempio M., mentre è impegnato nello svolgimento di una certa attività, si distrae continuamente perché non riesce a ignorare i rumori che provengono dall’esterno dell’aula. Potremmo chiederci: si tratta veramente di disattenzione? Molto probabilmente no. Infatti M. sposta semplicemente la sua attenzione da quello che sta facendo, ossia un compito avvertito come noioso, a qualcosa di più interessante, le voci esterne alla classe. Il problema allora non è tanto la mancanza di attenzione, quanto l’incapactà a inibire ciò che non serve al compito. In maniera simile, il bambino non inibisce adeguatamente i comportamenti inutili: dondolare le gambe mentre è seduto, toccare tutto ciò che vede, ecc. Questa iperattività motoria può interessare anche l’aspetto verbale, determinando una loquacità che disturba l’attività della classe.
2.Il secondo problema, rilevato anche in M., è la difficoltà nella memoria di lavoro. Si tratta di un deficit molto importante, in quanto impedisce al bambino di mantenere attivi in memoria i passi di un compito, le parti di una risposta orale, le regole da seguire in classe, ecc. In altri termini, questo problema compromette la capacità di pianificazione del comportamento, dando luogo ad azioni casuali.
3.La terza caratteristica dei bambini iperattivi risiede in un deficit delle funzioni esecutive. Si tratta di abilità cognitive avanzate, mediate dai lobi frontali, che permettono al bambino di organizzare il suo comportamento in vista di un obiettivo. La carenza di queste funzioni determina un comportamento caotico in tutte le attività scolastiche che richiedono organizzazione. Ad esempio, non è raro trovare in questi bambini difficoltà nella composizione dei testi scritti. Potremmo rilevare alcune difficoltà nel momento in cui il bambino
deve strutturare il proprio discorso in base alle richieste dell’insegnante.
4.L’ultima importante criticità riguarda la dimensione sociale. Infatti, i comportamenti iperattivi e impulsivi, nonché le difficoltà mnestiche e di pianificazione prima ricordate, impediscono a M. di rispettare le regole dei giochi cui partecipa. Questa problematica, associata alla tipica labilità emotiva dei bambini iperattivi, determina spesso un grado crescente di isolamento sociale. Si tratta di un problema che non deve essere assolutamente sottovalutato a vantaggio del solo intervento didattico. Infatti, queste lacune sociali, se non vengono adeguatamete e precocemente gestite, possono evolvere verso disturbi di condotta molto seri.

 


La diagnosi differenziale


L’insegnante di M. pone anche alcuni interrogativi, che chiamano in causa problemi di diagnosi differenziale. In particolare, sembrano aperte tre ipotesi.

1.Il bambino non esegue mai quanto gli viene richiesto, nonostante non appaia assolutamente oppositivo. Potrebbe trattarsi di un problema di linguaggio, soprattutto in fase ricettiva?
2.M. manifesta evidenti difficoltà di scrittura. È ipotizzabile un disturbo dell’apprendimento, con particolare riguardo alla disgrafia?
3.Da ultimo, sono riportati frequenti stati depressivi. Si potrebbe allora pensare a un disturbo dell’umore, con evidenti ricadute a livello comportamentale e cognitivo?
Rispondiamo brevemente a questi tre quesiti. Premettiamo subito che il tasso di comorbilità tra il disturbo DDAI, da un lato, e i disturbi linguistici, dell’apprendimento e dell’umore, dall’altro lato, è molto alto. Tuttavia in questo specifico caso le tre aree problematiche evidenziate dall’insegnante sembrano rientrare nel disturbo ipercinetico stesso. A livello linguistico, infatti, le valutazioni presenti nella D.F. non evidenziano specifici deficit di comprensione. L’incapacità di M. a rispettare le regole e gli ordini ricevuti sembra imputabile non alla mancata comprensione, quanto a quei deficit di autocontrollo e di inibizione prima descritti. In altri termini, il bambino iperattivo generalmente sa come bisogna comportarsi in una data situazione. Però, al momento di passare dalle parole ai fatti, sembra incapace di ricordare le regole e di metterle in pratica.

Per quanto riguarda il problema di scrittura, per come viene descritto dall’insegnante, sembra rimandare a una difficoltà di organizzazione di movimenti complessi, imputabile a deficit delle funzioni esecutive. D’altro canto, dalle parole dell’insegnante rileviamo anche una difficoltà d’integrazione visuo-motoria e di sequenzializzazione visiva, che potrebbe essere responsabile degli errori compiuti da M.: grafia poco chiara, inversione di lettere, ecc. Infine, gli stati di umore depresso riportati dall’insegnante sono piuttosto frequenti nei bambini iperattivi. Infatti, i continui fallimenti scolastici e l’isolamento sociale influiscono negativamente sulla loro autostima e sul senso di autoefficacia, determinando sentimenti di svalutazione e di incapacità.

 


Indicazioni operative


Analizzato il caso di M. e chiariti alcuni legittimi dubbi della sua insegnante, si tratta adesso di individuare alcuni percorsi operativi, che permettano di intervenire efficacemente sulle aree problematiche prima descritte. Questo intervento deve essere tempestivo e coerente, in modo tale da ridurre il rischio di cronicizzazione che grava su molti sintomi del bambino iperattivo. Ovviamente, trovandoci di fronte a più problemi, dobbiamo progettare un approccio multidimensionale. Da un lato, bisognerà intervenire sull’ambiente, in modo tale da renderlo più adeguato alle caratteristiche del bambino iperattivo. Dall’altro bisognerà fornire a quest’ultimo le abilità di cui è carente.

 

La strutturazione dell'ambiente e dei compiti

La strutturazione dell’ambiente prevede l’intervento su quattri dimensioni:


I compiti scolastici

Abbiamo visto che l’insegnante di M. riporta come primo problema l’incapacità del bambino a terminare i compiti scolastici. Anche il fatto di concedergli più tempo non sembra dare risultati positivi. Anzi, potremmo dire che più tempo impegniamo il bambino in un compito noioso, più incrementiamo la sua disattenzone. L’approccio allora deve essere diverso e prevedere un frazionamento dei compiti complessi in parti brevi e maneggevoli, che il bambino possa portare a termine in tempi ristretti. Gradualmente, poi, potremo incrementare la durata dei compiti. Parallelamente, al fine di aumentare la motivazione al compito, dobbiamo prevedere attività varie e interessanti per il bambino. Cosa fare però quando l’insegnante ha necessità di farlo esercitare a lungo in un determinato compito? La soluzione può consistere nell’impegnare il bambino nello stesso compito, che viene presentato però in modalità diverse: visiva, uditiva, manipolativa, ecc.

 

L’organizzazione della giornata

I comportamenti problematici di M., come di molti altri bambini iperattivi, tendono a diminuire quando è prevedibile il susseguirsi delle varie attività. Un suggerimento molto semplice può essere quello di creare un cartellone con le attività da svolgere, l’orario della giornata e i materiali necessari. Ogni materia potrebbe essere evidenziata con un colore diverso. Anche le regole da seguire dovrebbero essere esplicitate. Questa strutturazione è fondamentale soprattutto nei momenti di passaggio: ad esempio, l’ intervallo tra una lezione e l’altra, la ricreazione, ecc.

 

L’ambiente fisico

Partiamo dal dato più semplice, ossia la posizione del banco di M. In generale, è preferibile una disposizione dei banchi per file. Il banco dell'allievo iperattivo dovrebbe essere posto vicino alla cattedra, in modo tale che l’insegnante possa osservare da vicino e con continuità il bambino e possa rinforzarlo ogni volta che emette comportamenti adeguati. Inoltre, questa disposizione allontana M. da possibili distrazioni. Ovviamente, questa scelta non deve essere presentata come una decisione punitiva per le difficoltà mostrate.

 

I sussidi didattici

Moltissimi libri e quaderni attualmente usati nelle scuole presentano una molteplicità di stimoli: immagini, colori, inserti di varia natura, supporti audio, ecc. Si tratta di un’impostazione adeguata nel caso di M.? Iniziamo dicendo che la presenza di immagini o grafici può aiutare il bambino a memorizzare le informazioni e può incrementare anche il suo interesse. Queste figure però devono essere collegate con l’argomento studiato. Ad esempio, una cartina colorata che descrive la lezione di geografia può sicuramente facilitare la comprensione e la motivazione del bambino. Se invece le figure sono puramente decorative e non sono collegate all’argomento in esame, allora rischiano solamente di produrre distrazione. Un discorso simile può essere fatto per i supporti audio. Una particolare attenzione dovrebbe essere riservata anche alla quantità di informazioni su ogni pagina del libro. È consigliabile a questo proposito frazionare i vari capitoli in parti facilmente gestibili. Inoltre, si dovrebbe alternare il materiale che richiede la lettura con altro materiale che impegna il bambino in attività più fisiche: colorare, tagliare, incollare, ecc. Tutto ciò aumenta la motivazione, fa esercitare il bambino nelle abilità d’integrazione visuo-motoria in cui è carente e, infine, favorisce un apprendimento che non si basa solo sul canale verbale. Nell’ambito dei sussidi, merita una particolare attenzione anche l’uso del computer. Esistono numerosi programmi informatici pensati appositamente per la scuola, tramite i quali il bambino può sviluppare abilità trasversali (attenzione, memoria, ecc.) o apprendere contenuti disciplinari. Questi programmi informatici hanno alcune caratteristiche che li rendono indicati nel caso di bambini DDAI. In primo luogo, utilizzano una serie di animazioni e di suoni, che attirano l’attenzione. Prevedono delle brevi sequenze di attività, cui segue un feedback immediato. Inoltre,il bambino può correggere facilmente gli errori ed è possibile impostare la velocità di comparsa degli stimoli in base al ritmo dell’allievo.

 


Lo sviluppo di abilità

 

In passato l’attenzione di molti operatori e insegnanti che lavoravano con bambini DDAI si concentrava sulla necessità di creare un ambiente scolastico il più possibile privo di distrazioni. Indubbiamente, un contesto tranquillo facilita i processi d’apprendimento. Tuttavia, non dobbiamo pensare che l’assenza di stimolazioni esterne al lavoro scolastico
automaticamente produca maggiori comportamenti attentivi da parte di M. Anzi, il rischio è quello di aumentare lo stato di noia del bambino, aggravando i suoi problemi. Pertanto, l’obiettivo degli insegnanti deve rivolgersi soprattutto a migliorare le abilità carenti. A questo proposito, allora, possiamo individuare alcuni percorsi sicuramente promettenti anche nel caso in esame.

Training d’attenzione. È sicuramente importante aumentare le prestazioni attentive di M. A questo proposito, può essere utile proporre compiti che richiedono tempi di attenzione crescenti, attraverso una graduale azione di modellaggio. Affinchè questo intervento dia risultati positivi, però sono necessari alcuni accorgimenti. In primo luogo, l’esercizio sull’attenzione deve essere collegato ad attività significative per il bambino. Inoltre, dovremo variare spesso gli stimoli e rinforzare immediatamente i progressi compiuti.

Training di memoria. I deficit nella memoria di lavoro possono rappresentare un ostacolo rilevante nell’acquisizione di nuove conoscenze, soprattutto nel momento in cui aumenta
il livello di complessità. Per questo motivo, allora, nel caso di Matteo sembra altamente consigliabile l’insegnamento di alcune mnemotecniche, attraverso cui organizzare in maniera più sistematica le informazioni via via acquisite.

Training metacognitivi. Negli ultimi anni si sta puntando molto anche su training metacognitivi, finalizzati a rendere il bambino iperattivo consapevole dei suoi processi cognitivi e, quindi, maggiormente capace di gestirli in modo autonoma. I risultati sono ancora parziali, ma sicuramente si tratta di una strada da tentare. Ad esempio, nel caso di M., si potrebbe pensare ad alcuni interventi volti a trasmettere capacità organizzative e di studio: ad esempio, come prendere appunti, come organizzare i propri libri, ecc. Nel caso in esame, infatti, proprio quest’area risulta particolarmente carente.

Training sociali. Infine, ma certo non ultimo come importanza, dovremmo prevedere un training di abilità sociali. Infatti, l’isolamento sociale di cui sembra soffrire M. e le difficoltà incontrate a scuola possono compromettere in maniera drastica il suo senso di autoefficacia. Se ciò avviene, qualsiasi intervento didattico risulterà inefficace. Pertanto, attraverso dei semplici giochi di roleplaying, potremo favorire lo sviluppo socioemotivo del bambino e di tutta la classe.