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Byrne E., Cunningham C., Sloper P. (2002). LE FAMIGLIE DEI BAMBINI DOWN. Edizioni Erickson

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Recensioni - disabilità intellettiva

LE FAMIGLIE DEI BAMBINI DOWN. Aspetti psicologici e sociali

Le famiglie di cui si occupa questo libro sono famiglie del tutto normali, per moltissimi aspetti diverse una dall’altra, ma che sono accomunate da un fatto: la sindrome di Down di uno dei familiari e gli stress che ne derivano.

 

Su queste famiglie si è riversato, in modo improvviso ed inaspettato, un carico sociale e personale rilevantissimo, una sfida “speciale” a cui esse rispondono giorno dopo giorno. Queste famiglie vivono una serie di problemi e di bisogni talvolta gravissimi, ma nella larga maggioranza dei casi riescono ad attivare una gamma, spesso altrettanto ampia, di forze, di risorse insospettate e di capacità del tutto nuove, talvolta anche inconsapevoli, che però consentono un qualche grado di adattamento positivo alla loro situazione.

L’ottica di questo volume è nettamente positiva, cerca di esplorare la realtà di queste famiglie alla luce di concetti propositivi e ottimistici, in particolare quelli di “risorse che si attivano” e “adattamento positivo”. È ormai riconosciuto che l’approccio allo studio delle famiglie con handicap è molto cambiato e si è evoluto notevolmente nel tempo. Inizialmente, i primi studi mettevano in luce soltanto l’impatto negativo prodotto sulla famiglia (in particolare sulla madre) dalla nascita di un bambino con handicap e gli effetti che ne derivavano nella sua rete sociale immediata. Il focus di indagine si andò poi allargando e l’ottica si fece meno catastrofizzante e più ottimistica. L’attenzione si spostò gradualmente dalle reazioni intrapsichiche della figura materna, verso i processi di disadattamento-sofferenza e riadattamento non più solo della madre ma anche delle altre figure familiari. In tempi più recenti si arrivò finalmente allo studio dei processi di adattamento complessivo del nucleo familiare e del rapporto della famiglia con il suo esterno, cioè le reti sociali.

 


Fonte: Redattore Sociale (www.redattoresociale.it)


 

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