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I deficit uditivi: scheda di presentazione

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Archivio Materiali e Download - deficit sensoriali

I deficit uditivi vanno innanzitutto distinti in sordità e sordomutismo. La sordità rappresenta una malattia dell'orecchio che si manifesta con la perdita parziale o totale dell'udito, ma che non si accompagna alla mancanza della facoltà di parlare e apprendere una lingua, che caratterizza invece le persone sordomute, le quali non possono né sentire, né comunicare verbalmente (solitamente a causa di una mancata acquisizione del linguaggio orale). E’ per tale motivo che attualmente il termine sordo viene sempre più spesso sostituito con quello di audioleso o ipoacusico (che presenta sordità parziale).

 Il deficit uditivo può essere presente nell’individuo sin dalla nascita, ovvero essere causato da traumi subiti, può essere ereditato o acquisito. Le sordità acquisite vanno distinte in base al periodo evolutivo in cui sono comparse: nel periodo prenatale possono essere causate ad esempio da malattie virali, ovvero dall’assunzione di sostanze tossiche; nel periodo neonatale, da un errato trattamento ostetrico; nel periodo post-natale, ad esempio da malattie infettive quali la meningite (Stumpo, 2011).

Per valutare il deficit uditivo si fa ricorso ad esami clinici di diverso tipo quali l’impedenziometria, che rileva la funzionalità dell’orecchio medio, i metodi elettrofisiologici, che misurano l’udito in base agli stimoli sonori suscitati e l’audiometria soggettiva, che consente di registrare la percezione sonora del soggetto in base a dei suoni di differente frequenza ed intensità. Vengono considerate l’intensità e l’altezza della percezione sonora, quali parametri di riferimento per stabilire l’entità del deficit uditivo che può essere lieve, medio, grave o profondo. Inoltre è importante localizzare il danno sotteso, in base al quale si distinguono sordità trasmissive, che coinvolgono l’orecchio esterno e medio e che sono generalmente lievi, sordità percettive o neuro-sensoriali, che coinvolgono l’orecchio interno e le sue connessioni e possono essere più o meno gravi, sordità miste, che coinvolgono sia zone periferiche che centrali dell’orecchio.

Solitamente la diagnosi di sordità viene effettuata alla nascita nel caso in cui un genitore o entrambi siano sordi, altrimenti ci si accorge del problema uditivo solo successivamente, durante i primi anni di vita, soprattutto grazie all’osservazione diretta dei genitori. Questo determina delle conseguenze negative per il bambino stesso e per i genitori, che spesso, inconsapevoli del problema uditivo, si sentono rifiutati dal figlio. Allo stesso tempo, la diagnosi di sordità o ipoacusia genera un forte impatto emotivo sui familiari, che possono reagire mettendo in atto meccanismi di difesa di vario tipo, per far fronte alle angosce e alla sofferenza che provano: ad esempio possono negare il problema e determinare un intervento tardivo, oppure possono provare sensi di colpa con conseguenti comportamenti iperprotettivi nei confronti del figlio. Queste reazione influiranno fortemente sulla relazione con il bambino e sul suo sviluppo cognitivo, emotivo, relazionale e della personalità. Tanto più i genitori riusciranno ad accettare il proprio figlio per quello che è, con il deficit uditivo che presenta, tanto più sarà possibile che si attivino affinché siano attuati interventi precoci che favoriscano uno sviluppo evolutivo adeguato. Inoltre un ambiente familiare accogliente e amorevole consente al bambino di crescere accettando se stesso e il suo limite, favorendo la sua autostima e la costruzione della fiducia in sé.

Il bambino con deficit uditivo, sin dai primi mesi di vita, può manifestare irrequietezza, disagio, instabilità, ansia e paura e può arrivare ad interiorizzare la realtà in maniera distorta, provando vissuti di isolamento e frustrazione. Il canale verbale influisce infatti fortemente sulla relazione madre-bambino dei primi anni di vita (Garino, 2005): il bambino con sordità si trova a sperimentare momenti di “vuoto” nel rapporto con la madre, manca della mediazione linguistica per esprimere e manifestare le emozioni che prova, manca di quel controllo dell’ambiente che la percezione uditiva consente, per cui può vivere i cambiamenti ambientali come imprevedibili e minacciosi. Tutto questo può condurlo ad un eccessivo bisogno di controllo sull’ambiente esterno, ovvero a reazioni impulsive ed aggressive, o ancora ad un atteggiamento depressivo e di isolamento sociale.

Le difficoltà comunicative e la scarsa stimolazione ambientale possono influire negativamente anche sullo sviluppo cognitivo, soprattutto quando la diagnosi di sordità viene definita tardivamente: il bambino può manifestare un ritardo dello sviluppo, in particolare, rispetto al pensiero astratto, strettamente correlato alle capacità comunicative. Proprio per favorire lo sviluppo del pensiero astratto, è importante perciò attivare un intervento che determini l’apprendimento del linguaggio verbale ed orale, oltre a quello gestuale. Quello visivo è solitamente il canale privilegiato dalla persona sorda nella conoscenza della realtà, quello che si sviluppa maggiormente, per cui va sfruttato anche per lo sviluppo del linguaggio orale, attraverso l’acquisizione della labiolettura (tecnica o abilità di decodificare o riconoscere i movimenti dell’apparato fonatorio e labiale della persona con cui si comunica) (Cattaneo, 1997; Pigliacampo, 1998).

Una diagnosi precoce e la scelta di interventi mirati allo sviluppo dell’ascolto e della produzione orale, consento all’audioleso di costruirsi delle immagini mentali basate anche sul linguaggio verbale, per sviluppare un pensiero verbale ed astratto. A questo scopo è importante sfruttare, quando possibile, il residuo uditivo del non udente con la protesizzazione (attualmente vengono prodotte protesi e apparecchi acustici sempre più perfezionati) e favorire esperienze concrete che lo aiutino a collegare le parole con la realtà.

L’obiettivo principale dell’intervento educativo e abilitativo dovrà essere in generale quello di togliere la persona non udente dal silenzio in cui si trova, per far sì che riesca a comunicare e a comprendere gli altri. Questo è possibile se acquisisce varie modalità comunicative e se utilizza diversi canali di comunicazione (TOTAL COMUNICATION: musica, labiolettura, sistema gestuale…) che gli consentano di esprimersi, farsi capire e capire. Un ambiente sociale disponibile ed accogliente è inoltre essenziale affinché l’intervento abbia esito positivo: è importante che l’individuo venga messo nella condizione di vivere esperienze positive e, allo stesso tempo, che abbia la possibilità di “fare da solo” e prendersi le sue responsabilità, senza delegare ed essere aiutato continuamente; ha bisogno di sperimentarsi in autonomia per costruire quella fiducia e sicurezza in se stesso, importante per la sua crescita, e per acquisire un’immagine positiva di sé e sentirsi integrato nell’ambiente sociale.

Esistono diverse metodologie riabilitative/abilitative per favorire l’acquisizione linguistica del soggetto non udente, che possono essere raggruppate in tre categorie in base al sistema linguistico coinvolto:

- Sistemi verbali: metodo orale codificato nel ‘700 da Heinicke, successivamente integrato con la dattilologia (alfabeto manuale che si usa per riferirsi a nomi propri e a parole straniere o sconosciute); metodo audio-fonetico (labiolettura e articolazione); metodo verbo-tonale (attraverso l’utilizzo di speciali apparecchi, i Suvag, che tramite apposite cuffie consentono ai bambini un'amplificazione selettiva delle frequenze residue grazie all'uso delle protesi acustiche; si abbinano attività corporee ritmiche, stimolazioni musicali, drammatizzazione, stimolazioni grafo-motorie, psicomotricità e sussidi visivi); cued speech (basato sulla rappresentazione di fonemi tramite movimenti della mano vicino alla bocca);

- Sistemi non verbali: basati sulla mimica, quali il sistema dei segni metodici di De L’Epée, il sistema delle lingue dei segni nazionali come la LIS (Lingua Italiana dei Segni), una lingua Internazionale dei segni;

- Sistemi misti: che integrano i due sistemi precedenti, quali il metodo combinato (gesto accompagnato alla parola), la comunicazione totale (che unisce il linguaggio orale con il linguaggio dei segni e la dattilologia), il metodo bimodale (unisce metodo orale e linguaggio mimico-gestuale), l’educazione bilingue  (prevede l’acquisizione del linguaggio parlato e del linguaggio segnato in maniera distinta; il linguaggio parlato viene appreso successivamente a quello dei segni, acquisito con maggiore spontaneità).

L’informatica rappresenta uno “strumento” molto utile per favorire l’acquisizione del linguaggio orale, in quanto, attraverso l’utilizzo di appositi software, consente all’audioleso di visualizzare le caratteristiche vocali della sua voce (intensità, sonorità, intonazione dei fonemi).

E’ importante che l’intervento valorizzi le potenzialità e specificità della persona non udente e sia concordato con le figure di riferimento principali del bambino (la famiglia, gli educatori e gli insegnanti), coinvolgendo diversi professionisti, tra cui il logopedista (Gisoldi, 2003). Inoltre si diversificherà a seconda del periodo di insorgenza della disabilità uditiva: in particolare, in considerazione di quanto suddetto, rappresenta un importante fattore discriminante la presenza del deficit sin dalla nascita o comunque in epoca prelinguistica, ovvero l’insorgenza in epoca post-linguistica (Merzagora, 2011).

La scuola rappresenta una risorsa importante per lo sviluppo del bambino non udente. Mentre in passato i bambini con deficit uditivo venivano inseriti in Istituti per sordi, gradualmente questi sono stati sostituiti dalle Scuole Speciali, che consentivano la permanenza del bambino in famiglia; è solo con la legge 118/71 che si arriva all’inserimento nelle scuole statali.

Per favorire l’integrazione scolastica è importante che gli insegnanti facciano ricorso a diverse modalità comunicative e metodologie di rappresentazione: l’alunno non udente ha bisogno di fare esperienze concrete di ciò che apprende, ha bisogno che vengano utilizzate molte immagini e illustrazioni, ha bisogno di comunicare con il linguaggio dei segni, che pertanto gli insegnanti dovrebbero imparare e far apprendere anche agli altri alunni della classe, in modo da favorire l’integrazione sociale del minore ed una sensibilizzazione dei bambini rispetto a questa tipologia di disabilità e rispetto alla disabilità in generale; è importante che vengano utilizzati diversi tipi di materiale didattico (libri, riviste, fumetti…) e strumenti tecnologici (Cecchini, 2011), in particolare il computer, molto utile per favorire l’apprendimento. Inoltre andrebbero proposte esperienze didattiche attraverso diverse modalità di organizzazione del lavoro (lavoro individuale, a piccoli gruppi, collettivo…) e utilizzate strategie didattiche e comunicative specifiche. Tutto questo richiede un lavoro di collaborazione continua tra insegnanti curriculari e insegnanti di sostegno e la predisposizione di un Programma Educativo Individualizzato (Pavone, 2011).

Le esperienze, gli apprendimenti ed i vissuti in famiglia e a scuola sono fondamentali premesse per un inserimento lavorativo e, più in generale, per un inserimento nella società della persona non udente.

 

Bibliografia e sitografia

 

Cattaneo, P. (1997). Il deficit uditivo, Handicap e Scuola Elementare – progettare l’integrazione, Edizioni La Scuola, Brescia.

Cecchini, P. Le nuove tecnologie per non udenti, in Progetto Marconi “Cliccando Cliccando” – Metodologie multimediali per l’handicap (a cura di Costa A.), CSA Bologna. <http://csa.scuole.bo.it>, ultima consultazione: 10/06/2011.

Garino V. (2005). Psicologia della sordità. <www.opsonline.it>, ultima consultazione: 10/06/2011.

Gisoldi L. (2003). Un progetto pilota di inserimento scolastico, ASL 4 Informa, 6, 3.

Merzagora, R. Deficit uditivo, informatica e bisogni speciali in adolescenza -
Sperimentazione di sistemi di riconoscimento vocale in aula, Tesi di laurea sul Progetto VOICE, Facoltà di Scienze dell'Educazione, Università di Milano Bicocca. <http://voice.jrc.it>, ultima consultazione: 10/06/2011.

Pavone M. Il bambino sordo nella scuola di tutti, Seminario di Formazione “L’uso delle tecnologie informatiche per l’integrazione degli alunni diversamente abili”. <ww.icdegasperi.it>, ultima consultazione: 08/06/2011.

Pigliacampo, R. (1998). Lingua e linguaggio nel sordo. Armando Editore.

Stumpo, A. Handicap uditivo. <http://www. atuttascuola.itt>, ultima consultazione: 11/05/2011.

www.fli.it

www.educare.it

http://audiofono.provincia.venezia.it